“Du fetente”

on Mercoledì, 06 Marzo 2013. Posted in Marzo 2013, Storie di chef senza stelle

La migliore trattoria di Napoli, on demand, raccontata da Mario Soldati

Scelgo una piccolissima trattoria senza insegna e, credo, senza nome, che mi attrae da anni, ogni volta che vengo a Napoli, e dove non ho mai avuto il coraggio di entrare, tanto il suo aspetto è sordido. Un vicolo dall'altra parte di Toledo: una casetta stinta, sbrecciata: due sudici ingressi, due stanzucce dal soffitto basso con rari tavolini e clienti ancora più rari, perduti nell'oscurità: in fondo a una delle due, la fiamma di un forno: e tra l'una e l'altra, incastrata con il suo ingresso e con la sua insegna sul vicolo, una botteguccia da barbiere.

Antica-Osteria-Pisano1Entro, ordino, e devo attendere forse mezz'ora che mi servano il primo piatto. Ma l'attesa, miracolosamente, non m'infastidisce. Sopporto volentieri, senza badarci, la crescente fame, perché frattanto assisto a un vero e proprio spettacolo, a un atto unico dei De Filippo, recitato inconsapevolmente da un tavolo all'altro, con finissimo umorismo, tra un vecchio avvocato, o cancelliere di tribunale, e una coppia di vecchi borghesi, marito e moglie. L'argomento, manco a dirlo, è un'eredità, un testamento impugnato, una casa in demolizione, le astuzie degli eredi, la cir-convenzione di un incapace, le cambiali false e Ie cambiali vere. Come rimpiango di non avere un registratore, o, meglio ancora, una macchina da presa nascosta!
Davanti a me, al solo altro tavolino occupato, un signore roseo, glabro, lustro, sorridente, camicia azzurra, pullover beige, che dimostra indifferentemente trenta o cinquant'anni, attende anche lui di esser servito; e anche lui, come me, si diverte alla scena. Quando, a lui e a me, arriva finalmente il primo piatto, il signore in beige (che ha tutta l'aria di essere un antiquario: ci giurerei) mi spiega che questa trattoria è forse quella, di tutta Napoli, dove si mangia meglio: «E sa perché? E’ una ragione puramente economica. Qui sono così poveri che non hanno mai in dispensa la... materia prima. Attendono il cliente: attendono l'ordinazione, e poi mandano a comprare. E così, tutto è sempre freschissimo. La sera, poi, si mangia ancora meglio della mattina: eh sì! perché cambia gestione: ai fornelli, subentra il cognato, che e un cuoco di grande classe. II locale resta aperto fino all'alba, sempre. E dopo la mezzanotte, l'ambiente diventa pittoresco assai: lei mi capisce ».
« A quanto vedo, il locale non ha nome: almeno, non ha nessuna insegna. »Taverne di Napoli«II nome, ce l'ha» sorride il signore, arrossendo.
«E sarebbe? »
II signore esita, continua ad arrossire. Infine, decidendosi, abbassa la voce: «Du fetente. Come dire: chez celui qui sent mauvais, o, se vuole: chez l'epoisonneur».
«Forse una volta », insinuo, «il locale era importante, e adesso è decaduto.»
«Da quando ricordo, è sempre stato così: esiste certamente dal secolo scorso, e anche allora sempre in queste condizioni.» «Ma, se di notte è frequentato come dice lei, faranno quattrini, no?»
«Pochi, relativamente, perché i prezzi sono minimi, vedrà. E poi, sono due famiglie numerose che vivono esclusivamente su questa trattoria: in tutto, almeno una trentina di persone. Due famiglie; due cognati; due gestioni separate anche nei conti: quella del giorno e quella della notte.» «E la notte, come fanno, per il rifornimento? Dove mandano a comprare la roba? »
mario soldati vigna«A Napoli, chi ha denari per comprare trova sempre chi vende, a qualunque ora. Specialmente se si tratta di cibarie...» ...Un colpo di sonda nella memoria. Anni fa, in pieno inverno, alle tre di notte, un vicolo di questi, deserto: e, sotto un lam-pione, alla cantonata, una donna con al fianco una bambinetta, e a tracolla un vassoio colmo di qualche cosa, coperto da un panno. Mi avvicinai: vidi che si trattava di pane. Le domandai come mai vendesse pane a quell'ora. Non rispose nulla. Taceva, fissandomi come se l'avessi offesa. Insistei, e continuai a insistere, esasperato dal suo silenzio, finché ebbi soddisfazione. Ecco la risposta della donna: «Eh, caro, signore, ce so' pure di quelli che solo mo' hanno i soldi. E poi... e poi, ognuno sta per i fatti suoi.» Così dicendo, mi voltò le spalle, e se ne andò, adagio, diritta, con la bambina attaccata alla gonna.


Da: Mario Soldati, Vino al vino. Con 51 fotografie di Wolfango Soldati. Milano, Mondadori, 1969