La Vucciria di Renato Guttuso, il maestro della “natura viva”

Written by Ludovico Pensato on Lunedì, 04 Febbraio 2013. Posted in Febbraio 2013, Le muse del gusto

Mentre si chiude a Roma la più grande antologica di Renato Guttuso mai realizzata (Renato Guttuso. 1912-2012), MenSA Magazine vuole dedicare a questo straordinario capolavoro del Novecento europeo il suo speciale omaggio.

Renato Guttuso

Renato Guttuso, nato a Bagheria nel 1911 (ma registrato all'anagrafe nel 1912), può essere annoverato nella schiera ristretta (se ci limitiamo a parlare di grandi artisti) dei predestinati. Egli stesso, della sua infanzia scrive: "Tra gli acquarelli di mio padre, lo studio di Domenico Quattrociocchi, e la bottega del pittore di carri Emilio Murdolo prendeva forma la mia strada: avevo sei, sette, dieci anni..." (Cfr. il sito ufficiale degli Archivi Guttuso: http://www.guttuso.com/it/main_old.htm).
A tredici anni non si perita di firmare i suoi primi lavori, copie generalmente su tavolette di legno, di pittori realisti locali o, meno spesso, francesi, ma anche opere originali; a diciassette anni partecipa alla prima collettiva. Da allora - e fino alla morte nel 1987- una produzione enorme, una serie infinita di mostre, una bibliografia (che lo riguarda) sterminata, l'amicizia con alcuni dei nomi più grandi della critica italiana e internazionale: tutto ciò lo rende, nelle più note opere della storiografia artistica del Novecento, come uno dei più importanti e dei più grandi artisti europei del secolo appena trascorso. Guttuso fu artista di livello internazionale assoluto che non "abbandonò" mai né la sua cifra figurativa, realistica, naturalistica, né la terra che meglio assecondava le sue caratteristiche, la Sicilia, e questo non riguarda naturalmente solo le opere direttamente ispirate o dedicate alia sua isola.

La Vucciria - Renato Guttuso

"La Sicilia chiama", come scrive Calvesi. Più che mai "chiama, grembo materno ridondante e fragoroso, con gli scrosci e le cornucopie di quell'indimenticabile spettacolo che è La Vucciria (1974)", forse la più emblematica conferma della dimensione siciliana-internazionale di Guttuso.
E chi può raccontare la genesi di quest'opera meglio del suo autore? «Chi conosce la "Vucciria", questo straordinario avvallamento urbano nel quale si incastrano e si accavallano le mille botteghe del mercato di Palermo, sa in quale intrigo di vicoli, di piazzette, di crocicchi, di scalinate, esso si articoli; sa l'importanza che hanno il vocio, il frastuono, gli odori, il brulichio della gente. Come fare per raffigurare qualcosa, almeno, di tutto ciò nelle due dimensioni di una tela? Dopo molte esitazioni ho scelto una misura quadrata 3 metri per 3 metri. Ho eseguito il primo disegno d'insieme il 20 luglio e ho continuato a disegnare e dipingere opere di 'contorno': studi se si vuole, nati più per trasformare un fervore immaginativo in azione, e partire dall'azione per affrontare il quadro che è stato dipinto dal 1° ottobre al 6 novembre 1974. Disponevo di un gran numero di fotografie, fatte da me e dall'amico Ninni Mitico. Me ne sono servito, ma come per 'ripassare' un testo, che però si andava strutturando in senso opposto ai suggerimenti che ricevevo dalle foto. II quadro infatti non è una 'immagine' e neppure una serie di immagini. È una sintesi di elementi oggettivi, definibili, di cose e persone: una grande natura morta con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra. E vuole essere, soprattutto, un segno di gratitudine, a livello delle mie forze, per il grande debito che ho nei confronti delta mia città». Nell'isola, il mercato è qualcosa di più di un semplice luogo dove avviene una contrattazione tra venditori e acquirenti. Esso è, ancora oggi, agorà, luogo di confluenza e di attrazione. Palermo, caleidoscopio di culture, ha ben quattro mercati, tutti importanti e storici, nati a ridosso delle mura dell'antica città araba e strutturatisi, nel tempo, nei quattro mandamenti dell'urbanizzazione spagnola. Oltre alla Vucciria, che ha ispirato Guttuso, vi sono quelli del Capo, del Borgo Vecchio, vicino al mare, ed infine quello assai antico di Ballarò, nel cuore della città, all’Albergheria.

Natura morta con figure, dunque, si potrebbe definire, stando alle parole di Guttuso, la grandiosa tela che impreziosisce Palazzo Steri, sede del rettorato dell'Università di Palermo. Altri hanno parlato di natura viva, altri ancora, come Cesare Brandi, afferma che "in realtà il quadro è tutto fuorché una natura morta". Una ulteriore differente definizione del genere la si può trovare sul sito ufficiale del Maestro dove è inserita tra i paesaggi.
Sarebbe stato di grande interesse aver potuto discutere con Guttuso sul concetto di natura morta e su come la raffigurazione in sé di un mercato possa rientrare in questa categoria e non evochi, al contrario, immediatamente, quasi infallibilmente l'idea di vita, di società, di alimenti sì, ma pronti a trasformarsi in oggetti di vitalissime (e spesso vivacissime) transazioni tra gente che lavora e vende e gente che si approvvigiona e compra l'essenziale [e qualcosa di più) per nutrirsi [vivere] e, considerate le tipologie di prodotti diversi, per nutrirsi con piacere.

Andrea Camilleri La Vucciria Renato Guttuso

Dodici sono complessivamente le figure, tra mercanti e compratori, che attraversano lo stretto "cunicolo" (cosi lo chiama Guttuso) dove sono esposti i circa ottanta prodotti in vendita, dai gomitoli delle salsicce, alle frattaglie ai pomodori rossissimi, dalla sagra dei pesci, sui quali si ergono trionfanti le guglie dei sicilianissimi pescispada fino al quarto di bue appeso al gancio, "titolo" iconografico del dipinto. II bue è infatti in primo piano tra gli alimenti, quasi a dissuadere chiunque a disquisire sull'etimologia "che spesso si dà per buona, 'Vucciria' come 'voceria', ovvero forte brusio e chiacchericcio, [...] singolarmente più suggestiva dell'autentica: francesismo da boucherie, macelleria" (ma non si dimentichi la derivazione dal termine medievale "beccaio"), Se dagli alimenti passiamo alle figure umane, il primo piano e concesso a una donna, presumibilmente siciliana, dalle "chiome brune" e dalle gradevoli forme.

 Si è osservato che gli alimenti o prodotti in mostra sono circa ottanta e tale è la «violenza dei colori che fa firriare la testa. II bianco della scorcia dell’ova allato al giallo delle banane e al rosso dei pomodori al rosa tenniru dei piscispata tranciati al nivuru di passuluna al bianco lattigno delle ricotte all'arancione dell'aranci, e il bianco virdi dei finocchi diverso dal bianco virdi dei carduna e il virdi cchiù virdi della cicoria diverso dal virdi splapitu della lattuca, un colon appresso all'altro, senza 'na pausa, un momento di respiro, non Ile danno abbento» (Andrea Camilleri). Un inventario preciso e completo - una bella sfida - non farebbe che confermare che la stragrande maggioranza di essi legittima l'affermazione di Calvesi: "La Sicilia chiama". Un lavoro come quello qui suggerito sarebbe anche una puntuale conferma di un recentissimo commento alla grande tela di Guttuso, inserito in un racconto di Andrea Camilleri, con cui ci piace chiudere questa nota: «Un narratore o un commediografo, davanti alla Vucciria, avrebbero materia di scrittura sino alla fine dei loro giorni. La Vucciria la conosco bene.

Andrea Camilleri

Negli anni '44-'47 frequentavo l'Università di Palermo e quasi ogni giorno mi ci recavo per mangiarmi 'u pani cu 'a meusa di cui ero ghiottissimo. E spesso la sera andavo alla mitica trattoria Panarelli col solito gruppo d'amici, Marcello Carapezza, Leo Guida, Giuseppe Ruggero, Angelo Musco jr. e altri. Era un luogo che apriva la fantasia. Perché era un luogo dov'erano possibili accadimenti impossibili altrove. Quando Guttuso fa lo scherzo di chiedere a qualcuno che ha appena visto la sua grande tela quante persone vi siano raffigurate, ottiene quasi sempre risposte sbagliate o incerte. E non può essere altrimenti, perché Guttuso sa bene d'essere riuscito a suggerire il fenomeno delle apparizioni-sparizioni che vi è (o vi era) cosi consueto. Per esempio, se contate le figure umane centrali, a partire dalla donna di spalle con i sacchetti di nylon in mano, di primo acchito vi paiono essere sei. Invece sono sette. Del settimo, che è appena passato sotto la lampara centrale, s'intravede solo la testa con la coppola. Sta scomparendo o sta comparendo?».

 

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