J & b il whisky che parla bolognese

Written by Giancarlo Roversi on Giovedì, 13 Dicembre 2012. Posted in Dicembre 2012, Le Monde Gastronomique

Grazie a Giacomo Justerini giunto nel ‘700 in cerca di fortuna a Londra

A partire dalla metà del secolo scorso il whisky scozzese è entrato trionfalmente nelle abitudini degli italiani, lasciando solo spazio alla nostra intramontabile grappa e soppiantando il vecchio e familiare cognac, anche quello prodotto al di qua delle Alpi, che nel frattempo - per non urtare la suscettibilità dei francesi – venne ribattezzato, forse un po’ troppo genericamente, brandy.

J&B Scotch Whiskey Una pubblicità del 1971

All’inizio a fare la parte del leone erano i blended, ossia una combinazione di whisky di segale, avena e mais (grain) e di malto (malt), sapientemente amalgamati dal blender, il maestro miscelatore che salvaguarda la costanza di gusto e aroma del prodotto di una stessa marca mescolando diversi distillati.
Poi sono venuti i whisky di malto, più leggeri, e, per i palati più raffinati, quelli di single malt e pure malt mentre in aiuto degli amanti del gusto più deciso è venuta una ricca gamma di torbati. Ne è scaturito un panorama eccezionalmente variegato. Le marche in commercio si sono moltiplicate anche se i distillatori veri e propri sono rimasti solo un’ottantina rispetto agli oltre 120 di alcuni decenni fa. Oggi, contraddistinte da nomi classici e nomi di fantasia, esistono più di seimila etichette come sottolinea Sandro Montanari, uno dei massimi conoscitori di whisky a livello internazionale, che, accanto al famoso ristorante che porta il suo nome sulle sponde del Canale Navile alle porte di Bologna, ha allestito una raccolta di 3500 bottiglie e marche pregiate fra le più importanti nel mondo con pezzi rarissimi, anche dell’800, che spuntano quotazioni da capogiro sul mercato del collezionismo. 

Giacomo Justerini

In mezzo a questo mare magnum fanno una certa tenerezza le marche che, tra gli anni ’50 e ’70, erano le protagoniste di memorabili incontri conviviali e solenni sbronze come il whisky White Horse (quello col cavallino bianco nell’etichetta), il Johnny Walker, il Wat 69, il Ballantine, il nobile Chivas Regal e altri ancora. Come il delizioso J & B di cui nessuno avrebbe mai sospettato, e quasi nessuno lo immagina neppure oggi, una radice bolognese.
E pensare che a darne notizia sono quasi tutte le enciclopedie sui distillati e le monografie inglesi e italiane sul whisky, specie il libro di Piero Accolti pubblicato nel 1972 dall’editore Newton Compton.

Ecco come sono andate le cose, sempre che si presti fede agli storici dell’impareggiabile distillato.
Dalla natia Bologna Giacomo Justerini, un giovane dinamico e intraprendente di neppure trent’anni, ormai stanco della solita routine quotidiana sotto le Due Torri, nel 1749 decise di prendere armi e bagagli e di trasferirsi a Londra. Certamente per andare in cerca di fortuna e dare alla sua vita nuovi stimoli e vibrazioni, ma soprattutto per seguire la donna di cui si era innamorato, la cantante Margherita Bellino, che allora mandava in visibilio il pubblico non solo in Italia. A dare una svolta cruciale al destino di Justerini fu la scrittura ottenuta dall’amante in un teatro londinese.

Le poche risorse che aveva portato con sè si esaurirono in un battere d’occhio e fu li lì per fare marcia indietro. La passione per la sua bella e la paura di perderla definitivamente ebbero però il sopravvento e lo spinsero a escogitare vari ripieghi per tirare avanti, ma con scarsi risultati pratici. Tanto che era ormai completamente sfiduciato e sul punto di darsi per vinto. Per fortuna aveva portato con sè da Bologna un brogliaccio con i segreti per preparare i liquori che gli aveva infilato in tasca uno zio droghiere quando aveva lasciato la città. Lo rilesse più volte e capì che aveva tra le mani un piccolo tesoro. Anche perchè la tradizione liquoristica inglese a quei tempi era molto modesta mentre i sudditi di Sua Maestà andavano pazzi per i rosoli e gli elisir, per i liquori dolci insomma. Bologna invece in questo particolare settore eccelleva in Italia come confermano i giudizi entusiastici sui “rossolis” (dal latino rossolis: rugiada del sole), lasciati nei loro diari dai tanti viaggiatori stranieri transitati sotto le Due Torri. La fama dei liquori felsinei si mantenne su livelli elevati anche per tutto l’800 e a testimoniarlo ci restano molti ricettari, listini di specialità dai nomi esotici e fantasiosi e diversi avvisi pubblicitari.

J&B Scotch Whiskey 2 litri

Perchè non ripetere sul Tamigi l’esperienza di Bologna? Si chiewse Justerini. Forse valeva la pena di provarci. Ma come fare senza mezzi ? A venirgli in aiuto con un piccolo capitale fu George Johnson, nipote del vecchio attore Samuel, conosciuto nell’ambiente dello spettacolo in cui il giovane bolognese si era inserito come spasimante dell’avvenente Margherita. Assieme aprirono uno spaccio di vini liquorosi, allora in auge, e di rosoli. Johnson si occupava della contabilità mentre Justerini se ne stava nel retrobottega a preparare, ratafià, elisir, sciroppi, essenze, cherrv brandy, apricot, cognac all’arancio e altri liquori secondo le indicazioni del provvidenziale ricettario dello zio droghiere.

L’impresa andò a gonfie vele e consentì ai due soci di racimolare un cospicuo peculio. A trarne beneficio fu anche la sua innamorata che rimase accanto a lui durante tutta la sua permanenza a Londra. Ossia fino a quando l’intraprendente partner non si stufò del solito tran tran e fu preso da una forte nostalgia per Bologna. Così, piantati in asso il socio e l’amante, tornò a valicare le Alpi per fare ritorno in patria. Era il 1760, l’anno stesso in cui re Giorgio III, con la prima delle sue otto ordinanze reali, colmò di lusinghieri apprezzamenti e patenti sovrane la casa liquoristica scaturita dall’estro di Justerini. Al timone dell’azienda restò George Johnson, affiancato dal figlio Augusto.
Nel 1831 il pronipote Augusto II cedette l’azienda ad Alfred Brooks, un gentiluomo molto facoltoso. Si vociferava che i suoi giardini - i famosi St Johns Wood Gardens- fossero abbastanza grandi da contenere uno "snipe shoot".
Proprio a lui si deve la decisione di inserire, addirittura al primo posto, il nome dell’estroso liquorista bolognese nella nuova ragione sociale della ditta: la “Justerini & Brooks”. Un gesto significativo che rendeva omaggio a chi l’aveva fondata poco meno di un secolo prima, tramandandone ai posteri la memoria. Peccato che il suo creatore, scomparso da chissà quanti anni, non potesse godersi questa soddisfazione. Infatti dopo il rientro a Bologna se ne perdono definitivamente le tracce, sempre ammettendo che ritornasse davvero fra le mura della sua città.

J&B Scotch Whiskey Una pubblicità del 1974

Forse a indurre mister Brooks a sottrarlo all’oblio era stata la storia, ancora viva nel ricordo dei londinesi del primo ‘800, dell’innamorato italiano che per stare accanto alla sua donna si era messo a fabbricare liquori. Liquori di una raffinatezza tale da ammaliare l’aristocrazia inglese e perfino il Re.
Certamente questa scelta gli portò fortuna. Alla fine dell’800 l’azienda effettuò una riconversione produttiva, abbandonando il settore dei liquori per dedicarsi alla fabbricazione del whisky: un distillato forte e suadente, di origine scozzese e irlandese, che cominciava a muovere i primi passi di quella che sarebbe stata una vera marcia trionfale destinata a portarlo a dominare il mondo degli alcolici. Un mondo dove il whisky J & B, ha sempre ricoperto un ruolo di protagonista, specialmente nel settore dei blended, con una forte penetrazione negli Stati Uniti, in particolare a Boston.
Durante gli anni del proibizionismo, la ditta commercializzò infatti una marca dedicata esclusivamante al mercato americano: "J&B Rare".
Oggi, grazie all’unione con "WA Gilbey Ltd", la produttrice del celebre London Gin, il whisky J & B ha conquistato il secondo posto nel mondo nel mercato de blended.

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