Aspettando la Signora delle Dodici Notti

Written by Terry Zanetti on Giovedì, 13 Dicembre 2012. Posted in Dicembre 2012, La pentola magica

Quando Babbo Natale finisce le  consegne e se ne torna con la slitta nella sua casa di caldo ghiaccio, nel cielo d’inverno comincia ad intravedersi un'altra magica figura, la Befana o, più intrigantemente, la Signora delle Dodici Notti. 
I giorni che vanno dal  25 dicembre al 6 gennaio rappresentano l’anello di congiunzione tra il vecchio e il nuovo anno. Sei giorni legano gli uomini al passato e sei giorni aprono  le porte al loro futuro.
Nell’incanto di questo spazio privo di dimensione temporale, le tradizioni  popolari di tutta Europa parlano di misteriosi esseri femminili, che si materializzano e interagiscono con gli umani.

La Signora delle Dodici Notti o meglio le Signore delle Dodici Notti che animano questi spazi di congiunzione del tutto, ci appaiono come enigmatiche figure di femmine evocate dall’umano desiderio di protezione e mistero. La tradizione popolare voleva che, queste donne non più terrene, potessero tornare sul mondo per donare agli uomini prosperità e fortuna.
Perchta, Holda, Befana, sono i nomi più ricorrenti nelle culture occidentali.
Queste magiche signore, volavano di casa in casa decise e veloci, pronte a valutare se gli abitanti avevano provveduto a lasciar loro del cibo: vino, latte, pane, frutta secca, dolci ed  agrumi, oppure  se si erano disinteressati  del loro arrivo.
Il segno di ospitalità o di mancata accoglienza determinava la loro gioia o il loro rammarico, e di conseguenza dispensavano benevolenza o  malevolenza.
Il concetto di benevolenza si è tradotto, in tempi più recenti in doni per i bambini buoni mentre l’aspetto negativo si è identificato e materializzato in qualcosa di poco gradito , il  carbone appunto. Chi di noi non ricorda lo sconforto provato nel veder spuntare pezzetti di nero carbone, seppur di zucchero invece di caramelle e giocattoli?
Le origini della Befana vanno ricercate, più che nella dea Strenia, da cui deriva il nome dei regali che si usa fare durante il periodo natalizio, nella dea Diana e in tutta la schiera di esseri femminili che nel pe¬riodo delle "dodici notti" si aggiravano per il mondo, propiziando la fertilità dei campi.

Queste figure possiedono evidenti connessioni con i culti agrari della fertilità come è stato ormai definitivamente dimostrato dagli studi del Ginzburg.

Il mito delle figure femminili, di cui si traccia una breve caratteristica, si fa risalire ai primi secoli dell’era cristiana e rappresentano quanto di più vicino all’immagine della nostra amata Befana.

La Signora delle Dodici  Notti

 

Chi erano  Frau Holda e Perchta?

Il nome Holda declinato anche in Holle, Hulda, Huldra ha un significato prettamente germanico ed è fortemente radicato nella tradizione tedesca. Secondo l’interpretazione di Grimm, Holda è una divinità gentile, benigna, misericordiosa il cui nome deriva dal termine hold con il significato di propitius.

Frau Holda è molto ordinata: controlla che la casa sia tenuta in ordine, sorveglia il lavoro di filatura, premiando le donne laboriose e punendo le pigre. Nel corso del medioevo la figura di Holda si è arricchita sempre più di nuovi caratteri, fino a diventare la fata del periodo natalizio. Con l’anno nuovo, ella si mostra alle persone portando con sé i doni della natura che gli uomini si aspettano di ricevere nel corso del nuovo anno.

Perchta (Perhta, Bertha, Perahata) è presente in Germania soprattutto nelle regioni settentrionali e in Baviera. Essa viene chiamata anche Frau Berchte, con significato, ricavato dall’antico nome tedesco di Perhata, “la luminosa, la gloriosa”.

Per quanto riguarda l’Italia, ciascuna Regione è caratterizzata da proprie figure femminili, che oltre a possedere in linea di massima i requisiti delle signore sopra citate, si avvalgono di specifiche peculiarità determinate principalmente dalle tradizioni e dalle leggende del luogo di appartenenza.

In Friuli le Agane
In Veneto le Anguane, la Redodesa, la Marantega
In Trentino Alto Adige la Tagerona e le Froberte
In Lombardia la Vecia
In Emilia Romagna la Befana,  la Barbesa e la Vaecia
In Toscana la Befana
Nelle Marche la Befana
Nel Lazio la Befana
In Abruzzo la Befana, la Fata Sibilla, la  Culina.
In Puglia  la Befana  
In Calabria la Strina
In Sicilia la Strina
In Sardegna le Janas

Ebbene, qualunque sia il tuo nome, nostra cara ed amatissima vecchia signora, aspettiamo da te prosperità e gioia ma se,  un poco di carbone davvero  ce lo siamo meritato, sappi che ne faremo buon uso, preparando prelibate cene ai nostri amici.  Si, useremo il carbone per cucinare,  ma un pezzetto lo terremo  ben in vista, per ricordarci che è sempre meglio essere buoni .

 

 

Ricette Altamente Epifaniche

Il carbone dolce della Befana

Cosa serve:
4 albumi freschissimi e freddi ( perfetto l’albume che si trova nel banco frigo vicino al latte fresco)
250 grammi di zucchero
essenza di vanillina
1 presa di sale
carbone vegetale (in farmacia)

Carbone della befana

Come si fa:
Montare delicatamente gli albumi con un pizzico di sale, quando l’albume assume l’aspetto di una bianca spuma incorporate lo zucchero.
Montate fino a ottenere una crema densa , sbriciolare finemente le pastiglie di carbone , incorporate la polvere ottenuta per donare all’albume montato  il “ color di fumo” .
Stendete sulla carta da forno cucchiaiate irregolari  di composto ed infornate a 130°  tenendo lo sportello semi aperto per 1 ora circa .

Gelatine di mele cotogne
Ovvero la ricetta della Befana emiliana

Cosa serve:
Mele cotogne al netto 2 kg
Zucchero semolato 2kg
Scorza grattugiata di 1  limone

Gelatine di mele cotogne

Come si fa:  
Fate bollire per almeno 1 ora in  acqua le mele cotogne. Quando saranno morbide  togliete il torsolo e tagliatele  a pezzi grossi e continuate la cottura per altri 20 minuti, lasciate raffreddare poi  passatele al setaccio   unendo  la scorza del limone  e lo zucchero.
Riportate sul fuoco a fiamma bassa e continuate la cottura avendo cura di mescolare frequentemente per un'altra ora abbondante.  
A questo punto la cotognata è pronta per essere versata, in strato sottile, nelle pratiche vaschette di alluminio. Lasciate riposare almeno per un giorno in ambiente areato.
Quando la cotognata vi sembrerà sufficientemente solida, toglietela dalle vaschette  adagiatela su un canovaccio   e fatela respirare in modo che asciughi perfettamente. Tagliatela a quadretti e conservatela fra fogli di carta  oleata in una bella scatola di latta.

Pinza de la Marantega
ovvero il dolce della  Befana veneziana

Cosa serve:
200 g di farina gialla
100 g di farina 00
70 g di uvetta
150 g di burro
120 g di zucchero semolato
un pizzico  di sale
50 g di fichi secchi
2 cucchiaini di lievito in polvere
1 mela Renetta
1 bicchierino di Grappa
1 cucchiaino di semi di
anice o finocchio
straccetti di cioccolato fondente per decorare

Pinza de la Marantega

Come si fa:
In una pentola capiente, unite  la farina gialla, la  farina bianca  e lo zucchero aggiungete un litro di acqua mescolando il tutto con la frusta,  portate a bollore e cuocete  per circa 30 minuti.
Tritate i fichi, aggiungete l’uvetta, il bicchierino di grappa, la mela tagliata a fettine sottilissime, i semi di finocchio.
Riportate alla fiamma per altri 15 minuti.  
Come ultima operazione prima di infornare aggiungete il lievito.
 In forno  a  180 ° per 30/40 minuti.  
 

Le roselline all’uvetta di  Frau Holda
Ovvero la ricetta della Befana tedesca

Cosa serve:
Farina 0 250 g
Purea di patate  250 g
Lievito di birra 15 g
2 uova
zucchero di semola  150 g
burro  morbido 50 g
1pizzico di sale
uva sultanina 150 g
scorza grattugiata  di  1 arancia
aroma di vaniglia
Abbondante olio di semi per friggere.

Le roselline all’uvetta di  Frau Holda

Come si fa:
In un recipiente si amalgamano la purea di patate e tutti gli ingredienti, incorporando poco per volta la farina, lavorando con cura per ottenere un composto morbido, omogeneo ed elastico che andrà lasciato  riposare in frigorifero per almeno 1 ora.
Preparare poi dei filoncini di 1,5 cm di diametro e lunghi 15 cm, che arrotolerete a spirale.
Stendeteli quindi su una spianatoia infarinata e fateli lievitare, fino  a quando non li vedrete raddoppiati dal volume iniziale.
Friggete le roselline in olio di semi bollente fino a completa doratura.

Foto di Terry Zanetti

 

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