Pellegrino Artusi e la sua Romagna

Written by Alberto Capatti on Mercoledì, 06 Marzo 2013. Posted in Marzo 2013, La MenSolA dei libri

Perché il grande gastronomo, nonché eccellente divulgatore e costruttore della nascente lingua italiana, pure lui «ghibellin fuggiasco», si sente così forlimpopolese da lasciare il suo patrimonio, pressoché intero, alla città da cui era scappato sbattendo la porta?

Pellegrino ArtusiPerché il sindaco Raffaele Right, colpevole, assieme alla fedele Marietta, di aver voluto essere onesto e rigido esecutore della volontà del defunto, fu oggetto di «tenebrosa ostilità» che rese assai complesse le vicende testamentarie?
Se c'è una risposta possibile questa va ricercata nel rapporto fra Artusi e la sua Romagna, la cui ricostruzione, su base documentaria, costituisce 1'obiettivo primario di questa pubblicazione.

Dalla prefazione di Alberto Capatti

Immaginate l'autobiografia di un morto. Gli spiritisti, facendo ballare i tavolini, ascoltando la voce di una medium, interpretando misteriosi messaggi dell'aldilà, proprio net primi decenni del xx secolo, ne avevano immaginate tante fatte di indizi, di segnali, di tracce di vita. Pellegrino Artusi spiritista non era, e la sua autobiografia l'aveva redatta nel 1903, eppure nulla vieta di fare ricerche su giorni e anni prima e dopo la fatidica data del decesso, il 30 marzo 1911. Si avverte ancora la sua presenza in casa, e nulla è cambiato in piazza d'Azeglio, il primo aprile, la sua voce non si è smorzata negli orecchi dei suoi domestici, e le successive vicende testamentarie lo renderanno ancora più vivo e presente, come se la singolarità di un lascito al paese natale, e le singole assegnazioni di oggetti, ricordi, biancheria e diritti d'autore, ne enfatizzassero assenza e presenza. Nell'ultimo anno, quel vecchissimo signore, che si burlava di se stesso con pellegrino artusi e la sua romagnal'epiteto di Matusalemme, si era affievolito e smorzato senza mollare la sua principale ragion di vita che era il suo libro, La scienza in cucina; dopo il 30 marzo 1911, l'opera aveva continuato ad essere pubblicata da Salvadore Landi, e sicuramente, i nuovi lettori non avevano avvertito il trapasso dei diritti a Marietta e Francesco, eredi della carta stampata.

[…]

Artusi e la sua Romagna appare dunque qualcosa di più di uno spicilegio di vecchie carte private e amministrative. È la raccolta di documenti più importante per misurare il lascito di Pellegrino Artusi e al di là di questo, un atto di riconoscimento del suo ruolo tutelare nei confronti del paese d'origine, e, ovviamente, un impegno formale e sostanziale a continuare a promuoverne la figura, in un future prossimo, a partire dalla sua terra, o meglio dalle terre romagnole. Con questo marchio, una ricerca cominciata nei registri delle parrocchie, continuata con i verbali dei consigli comunali e ultimata nei depositi librari, resa godibile da una sceneggiatura attenta e da un forte spirito civico, diventa un testo in cui si leggono in filigrana, come dicevamo all'inizio, diverse opere e non ultima, rovistando nei mobili e nel guardaroba, spulciando libri, la vita postuma di Pellegrino Artusi.

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