L’ultimo romanzo di Piero Meldini. Una breve, infinita storia d’amore.

on Lunedì, 04 Febbraio 2013. Posted in Febbraio 2013, La MenSolA dei libri

“Italia e un romanzo breve e fulminanre. Piero Meldini ha creaco una figura femminile viva e indimenticabile; ha resuscitato le prime stagioni balneari di Rimini, evocandone i luoghi e la gente, le mode e i rituali, i colori e le voci; ha narrato una storia tenera, struggente e un po' rétro. Ma con il veleno nella coda”.
[Risvolto 2. di cop.]

Stralci dal romanzo

Italia, Piero Meldini

“[…] Erano le undici del mattino. Una folla indaffarata e vociante gremiva le strade del centro, giostrando tra i carretti, i barrocci e i tramvai. I tavolini del caffè San Pietro, disposti in tre file parallele sotto i portici di casa Stagni, erano quasi tutti occupati, e i camerieri correvano avanti e indietro, facendo volteggiare vassoi ricolmi sopra le teste indifese degli avventori e lanciandosi l'un l’altro le ordinazioni. «Un capuzèn per il professore!» «Un vermutino per il signor avvocato!» «Il solito pr'al sgnèr cavalìr Tognoli!». A uno dei tavolini d'angolo fra via Rizzoli e via dell'Indipendenza sedevano due distinti signori fra i sessantacinque e i settant'anni. […]

[…] La Locanda del Battello - cosi si chiamava - era una piccola costruzione, parte in muratura e parte in legno, dipinta di bianco e azzurro. Mi sembra di vederla, là, vicino alla foce di un fiumiciattolo, con le dune alle spalle e dietro le dune, placido e raggiante, il mare. Dalla parte opposta, oltre i campi assetati, si stendeva la città. II sole ne illuminava i campanili e imbiondiva le placide, femminili colline che la abbracciavano. Oltre le colline svettavano, come le canne di un organo, le guglie argentee di San Marino.
Pranzammo all'aperto, sotto la tettoia di canne. Ordinai del pesce e una bottiglia di vino. Mangiam-mo e bevemmo di gusto, conversando piacevolmente. Si stava levando un venticello sottile e frivolo. La superficie del mare, appena increspata, mandava barbagli ammiccanti. Tutto taceva, nel beato stupore del primo pomeriggio. Elvira aveva 1'aria appagata e lo sguardo un po' languido.
Mi alzai da tavola con una scusa, andai dal pro-prietario, un uomo basso e compito che vestiva di bianco, e confabulai brevemente con lui. Ci lasciammo con un'occhiata d'intesa e una calorosa stretta di mano. […]

[…] Nel restaurant scegliemmo di comune accordo un tavolo d’angolo, discosto dagli altri commensali. Ad-ducendo scarso appetite, e nonostante le mie insistenze, Elvira ordino solo una tazza di consommé e un'ala di polio, e bevve mezzo bicchiere di vino. E dire che m'ero concesso una bottiglia di Bordeaux. Altrettanto parca fu la sua conversazione. […]