È Natale, mangiate!

Written by Massimo Montanari on Domenica, 23 Dicembre 2012. Posted in Dicembre 2012, La lettura di Massimo Montanari

Goethe in viaggio in Italia

  Una pagina del Viaggio in Italia di Goethe, relativa al suo soggiorno napoletano, ci introduce nel variopinto brulicare di bancarelle e botteghe, di carni e pesci, frutti e verdure che circondano da ogni parte il passante. Abbondanza alimentare? Si dovrebbe piuttosto parlare di ostentazione, un sentimento che non alligna solo fra i ricchi, ma anche fra la gente del popolo: non sempre, magari; ma in occasioni delle feste — prima fra tutte il Natale — l'orgia dei consumi esplode. Ed ha un carattere evidentemente propiziatorio, che ripercorre rituali di antica memoria antropologica: celebrare e propiziare l'abbondanza, ostentare e proclamare lo spreco. Emblematiche le figure dei banditori che, finite le feste, gridano per le vie della città — tutti devono sapere, e compiacersi — la quantità del cibo consumato, il numero delle vittime sacrificate.

 Massimo Montanari. Nuovo Convivio. Roma-Bari, Laterza, 1991, p. 357.

Non vi è stagione in cui non ci si veda circondati di commestibili. Il napoletano ama vedere questa abbondanza e, di più, vuole che la mercanzia in vendita sia graziosamente adornata. A Santa Lucia i pesci, disposti se-condo le diverse specie, sono messi in mostra in pulite e graziose ceste. Gamberi, ostriche, telline sono imbanditi sulle piccole tavole e posati sulle foglie verdi. Le botteghe di frutta secche e di legumi formano la decorazione più variata. Gli aranci e i limoni di ogni sorta, sparsi fra il verde fogliame, rallegrano gli occhi. Ma nulla e adornato con più cura della carne, che è guardata dal popolo con maggiore avidità, essendo l'appetito eccitato dalla privazione periodica.

Piazza Garibaldi


Nelle beccherie le diverse parti della vacca, del vitello, del montone non sono mai esposte in vendita senza che, allato al grasso, il fianco e il cosciotto, non siano coperti d'una larga doratura. Vi sono parecchie feste dell'anno, soprattutto quelle di Natale, che sono rinomate come giorni di banchetto. Tutta Napoli diventa allora un paese di cuccagna per la quale pare che 500 mila uomini si siano messi d'accordo. La via Toledo, e diverse piazze vicine, sono ornate nella maniera più appetitosa. Le botteghe ove si vendono le erbe e dove si mettono in mostra meloni, uva passa e fichi, sono davvero rallegranti. I commestibili sono sospesi in ghirlande sulle strade: si vedono delle grandi corone di salsicce derrate e legate con nastri rossi, e i tacchini portano tutti sul sedere una banderuola rossa. Assicuravano che se n' erano venduti 30.000, senza contare quelli ingrassati particolarmente nelle case. Inoltre un gran numero di asini carichi di erbaggi, di capponi, di capretti percorrono la città e il mercato, e i mucchi di uova che si vedono qua e la formano una massa che non si saprebbe immaginare così grande.

E non basta che tutto questo sia divorato: ogni anno un ufficiale di polizia percorre la città a cavallo, accompagnato da un trombettiere, e annunzia in tutte le piazze e i crocchi, quante migliaia di buoi, di vitelli, di capretti, di agnelli, di maiali i napoletani hanno consumato. Il popolo presta orecchio e si rallegra smodatamente su quei grossi numeri: ognuno si ricorda, con soddisfazione, la parte che ha avuto in tale godimento.

Banco del pesce


In quanto ai piatti che i nostri cuochi sanno preparare sotto tante forme, essi sono doppiamente rimpiazzati presso questo popolo che in simili cose non ama i lunghi apparecchi e che non ha una cucina ben determinata. I maccheroni d'ogni specie (pasta di farina delicata, fine, molto lavorata, cotta e ridotta in talune forme) si trovano dovunque ed a prezzo mite. Essi vengono, in gran parte, cotti nell'acqua; e il formaggio grattugiato serve e come grasso e come condimento.

Agli angoli delle grandi strade stanno, con le loro padelle piene di olio bollente, i friggitori, occupati soprattutto nei giorni di festa, a cuocere immediatamente, secondo il desi-derio di ciascuno, dei pesci o delle frittelle. Questa gente ha uno spaccio incredibile di tale merce e migliaia di avventori si portano il loro pasto di mezzogiorno e della sera in un piccolo foglio di carta.

 

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