“Di doman non c’è certezza”: i canti carnascialeschi di Lorenzo il Magnifico, ieri, oggi e domani.

Written by Rino Pensato on Lunedì, 04 Febbraio 2013. Posted in Febbraio 2013, Festa in tavola. Ricorrenze, anniversari, celebrazioni.

E’ mia opinione, con ogni probabilità condivisa e condivisibile, che tra i tanti versi che si mandavano, spesso giustamente dal punto di vista didattico (e non solo) a memoria a scuola al tempo di chi scrive, forse i più universalmente amati siano i due versi di un letterato-politico (o viceversa): Lorenzo de’ Medici. Sono quelli che chiudono ciascuna delle otto strofe di cui si compone Il trionfo di Bacco e Arianna, il più bello dei Canti Carnascialeschi del grande esponente della celebre famiglia fiorentina.

Cappella dei magi Lorenzo il Magnifico

Lorenzo era nato a Firenze nel 1449 e ivi morì, a soli 43 anni, nel 1492. L’anno della “scoperta” dell’America, della nascita del colonialismo con tutto il suo triste fardello di genocidi e guerre di conquista e spartizione. E il trentennio di pace, l'equilibrio fra i vari Stati italiani penisola che si deve in gran parte al colto, brillante uomo politico e poeta chiamato Lorenzo il Magnifico. E magnifico era davvero il suo amore per l’arte, della cultura. Mecenate e letterato in prima persona, si muoveva con insolita sensibilità “popolaresca” in un ambiente culturale borghese-aristocratico. Molti sono gli scritti a lui attribuiti. I Canti ispirati al Carnevale sono certamente i più noti e forse quelli di più alta ispirazione. Riesce difficile rammentare una descrizione poeticamente più felice di quella donataci da Lorenzo il Magnifico dell’incontro tra allegrezza e malinconia, tra il godimento dei piaceri associati alla giovinezza e il tempo che inesorabilmente scorre e si porta con sé, per sempre, le gioie, la bellezza, i piaceri della vita giovanile. E, rileggendo oggi Il trionfo di Bacco e Arianna, a distanza di secoli, non si azzarda troppo nel riconoscere alcuni spunti di inquietante attualità.

 

Il trionfo di Bacco e Arianna

 

Il Trionfo di Bacco e Arianna

Quant'è bella giovinezza,
che si fugge tuttavia!
chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza.

Quest'è Bacco ed Arïanna,

belli, e l'un dell'altro ardenti:

perché 'l tempo fugge e inganna,

sempre insieme stan contenti.

Queste ninfe ed altre genti

sono allegre tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

Questi lieti satiretti,

delle ninfe innamorati,

per caverne e per boschetti

han lor posto cento agguati;

or da Bacco riscaldati

ballon, salton tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia

di doman non c'è certezza.

Queste ninfe anche hanno caro

da lor essere ingannate:

non può fare a Amor riparo,

se non gente rozze e ingrate:

ora insieme mescolate

suonon, canton tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

Questa soma, che vien drieto

sopra l'asino, è Sileno:

così vecchio è ebbro e lieto,

già di carne e d'anni pieno;

se non può star ritto,
almeno
ride e gode tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

Mida vien drieto a costoro:

ciò che tocca oro diventa.

E che giova aver tesoro,

s'altri poi non si contenta?

Che dolcezza vuoi che senta

chi ha sete tuttavia?

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

Ciascun apra ben gli orecchi,

di doman nessun si paschi;

oggi siam, giovani e vecchi,

lieti ognun, femmine e maschi;

ogni tristo pensier caschi:

facciam festa tuttavia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

Donne e giovinetti amanti,

viva Bacco e viva Amore!

Ciascun suoni, balli e canti!

Arda di dolcezza il core!

Non fatica, non dolore!

Ciò c'ha a esser, convien sia.

Chi vuol esser lieto, sia:

di doman non c'è certezza.

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