È Pasqua. Evviva la cioccolatomania!

Written by Giancarlo Roversi on Mercoledì, 06 Marzo 2013. Posted in Marzo 2013, Editoriale

La tradizione dell’uovo di cioccolato “con sorpresa” è, per onor di verità, piuttosto recente, mentre il dono di uova vere, decorate, appartiene alla festa pasquale sin dal Medioevo. E di questo, in MenSA Magazine e altrove, leggerete fino ad abbuffarvi.

Qui troverete invece

Tutti i festival del cioccolato minuto per minuto.
Sulla storia della cioccolata, ossia la bevanda liquida a base di cacao, e del cioccolato, cioè la sua versione solida, e del lungo cammino che dal Messico arriva fino a noi si sono scritti fiumi di inchiostro e di parole elettroniche specialmente negli ultimi due decenni.

uova di cioccolato

Questo rende superfluo il tornare a ripetere le solite cose trite e ritrite. Basta ricordare soltanto che il nome della pianta Theobroma Cacao (termine scientifico del cacao) nella lingua dei Maya e delle altre le civiltà che ne utilizzavano i frutti indicava il “cibo degli dei” (kakaw uhanal). Il suo consumo era un privilegio esclusivo dei sovrani, dei sacerdoti, dei nobili e dei guerrieri, golosi di gustare il cacao sotto forma di bevanda preparata con acqua bollita che assumeva il nome di chacauhaa ossia “cacao in acqua calda”. Omologo di chacau era chocol, da cui chocolhaa, che riecheggia lo spagnolo chocolate dal quale proviene il termine odierno cioccolata nelle sue diverse varianti glottologiche. Si trattava di una bevanda piccante e amarognola capace di elargire energia e vigore a chi era in grado di trangugiarla tutta in colpo e con maschia spavalderia.

A parte queste essenziali notazioni storico-etimologiche preferiamo spendere qualche parola sulle tante manifestazioni - festival, feste, fiere, mostre, sagre, sagrette di paese e altri eventi simili - che ormai pullulano in ogni angolo più remoto d’Italia, ognuna auto-strombazzata come la importante del settore. E’ tutto un fantasmagorico florilegio di nomi e logos, in gran parte presi a prestito dall’inglese a causa dell’anglomania linguistica che oggi contagia un po’ tutti e, a maggior ragione, i creativi degli studi di comunicazione che possono così sbizzarrirsi a briglie sciolte.
La “cioccolatomania” è ormai diventata una vera pandemia che si è diffusa un po’ dovunque, dalle grandi città ai piccoli centri di provincia in ogni più sperduta parte d’Italia. E sempre più numerosi sono gli appassionati di cioccolato, quelli che non sanno resistere a questa benefica droga, i “ciocco-dipendenti” insomma. E’ stato addirittura coniato il termine “cioccolismo” (composto da cioccolato e alcolismo e derivante dall'inglese: chocoholism) per indicare la soggezione al consumo di cioccolato. E “cioccolisti” sono gli irriducibili fanatici di cioccolato, ossia quelli che “soffrono”, si fa per dire, di questa forma maniacale.



Chiariamo subito, a scanso di malintesi, che non abbiamo nulla contro questo fenomeno epidemico di massa. Anzi, tutti gli eventi che portano alla ribalta il cioccolato e la cioccolata sono meritori perchè contribuiscono a fare meglio conoscere e valorizzare un prodotto, cui tutti siamo legati con grande affetto fin dalla più tenera infanzia. Un prodotto rassicurante, oltre che delizioso, per le sue virtù nutritive e per i benefici princìpi attivi che contiene. Quindi ben vengano tutte queste manifestazioni ispirate al cacao e ai suoi derivati dato che consentono di accendere i riflettori su valenti artigiani cioccolatieri italici la cui esistenza era nota, almeno in parte, solo entro i gli angusti confini del loro territorio di attività. Artigiani entusiasti del loro mestiere e creatori di autentiche squisitezze e opere d’arte dolciaria.

Invece fino a non molti decenni addietro il grande pubblico conosceva soltanto un ristretto numero di grandi fabbriche nazionali di cioccolato, anch’esse sorte inizialmente come artigianali e poi industrializzatesi seppur mantenendo in genere un buon livello di prodotti.

Museo della cioccolata Halloren


Oggi, proprio grazie al moltiplicarsi dei “ciocco-eventi” l’universo di conoscenza si è straordinariamente dilatato. L’unica cosa che è legittimo chiedersi, come innamorati della cioccolata o come semplici consumatori, è sapere dove sta la qualità vera in questa messe di manifestazioni, qual è la sua completezza o specializzazione, e qual è l’originalità di ciascuna rispetto alle altre. Insomma è tutt’oro quel che luccica ?
Ma partiamo dalle origini.

A inoculare il virus della “cioccomania” è stato nel 1994 l'architetto Eugenio Guarducci, inventore di “Eurochocolate “ a Perugia, una manifestazione annuale dedicata alla cultura del cioccolato a 360°, diventata una delle più importanti in Europa. Un appuntamento imperdibile per gli appassionati, che attira numerosi turisti e fabbricanti di cioccolato, artigianali ed industriali, che propongono i loro prodotti nelle vie della città in spazi espositivi attrezzati col contorno di un ricco menu di spettacoli, iniziative culturali, percorsi di degustazione, performance, happening e quant’altro. Dopo tre lustri Eurochocolate è sempre più viva che mai e si è fatta addirittura in due grazie a una sorta di gemellaggio con Modica in provincia di Ragusa, patria di grandi maestri cioccolatai (absit inuiria verbis in quanto nell’uso popolare con l’espressione “fare la figura del cioccolataio” si indica chi fa una figura meschina, barbina). Senza contare edizioni speciali della manifestazione in trasferta: a Rimini, Torino, Pisa, Roma, Varese e Lugano.
Ma, a parte la capostipite, altre rassegne annuali col cioccolato come protagonista sono fiorite nell’ultimo decennio un po’ dappertutto.

Scorza Majani

Non ha voluto essere da meno Bologna, erede di una illustre tradizione cioccolatiera che ha nella casa Majani, fondata nel 1796, il suo fiore all’occhiello. Così è nato il Cioccoshow, “la magia del cioccolato” che ha richiamato una miriade di curiosi e cioccolatomani (ma non certo 300.000 come hanno riferito gli organizzatori perchè neppure tutta bologna avrebbe potuto contenerli quasi raddoppiando la sua popolazione e meno che meno Piazza Maggiore e dintorni che al massimo possono ospitare 50-60 mila persone) che hanno preso d’assalto gli stand nel centro storico di Bologna, acquistando e degustando cioccolato a volontà.
Ma i “ciocco-eventi” sono tanti e forse vale la pena di ricordarli almeno in parte anche per conoscerne la straordinaria gamma di denominazioni che sono state escogitate per richiamare l’attenzione del pubblico.
Come CioccolaTÒ, in calendario in marzo a Torino in Piazza Vittorio Veneto, la più vasta d’Europa, coi classici della tradizione e le espressioni più innovativa dell’arte cioccolatiera del Piemonte, per tradizione il maggior territorio italiano nella lavorazione del cioccolato con una produzione di 85.000 tonnellate pari a quasi il 40% del totale nazionale.

 

O anche come lo Showcolate in programma a Napoli in dicembre, o il Chocovillage di Lanciano (CH) o CioccolandoVi a Vicenza o Altrocioccolato (Gubbio, settembre), oppure il Cioccogelato fest (Polignano a mare, aprile) o anche Cioccolentino a Terni.
Oppure come l’Eurochocolate nell’edizione di Modica, il “Polo sud del cioccolato” che propone anche ChocoBarocco, un singolare connubio fra arte e cioccolato. Senza dimenticare il “Cioccolentino” a Terni
Senza dimenticare la grande mostra nella Piazza Santa Croce a Firenze, che già da cinque anni fa da suggestiva cornice a una delle più...dolci manifestazioni fiorentine e ha quali protagonisti, accanto quelli italiani, i celebri maestri cioccolatieri della Toscana.

Eurochocolate 2013

Ma non basta, altre manifestazioni sono proposte a Mantova, Cosenza, Altavilla Monferrato, Castel S. Giovanni nel piacentino (Cioccolandia), Vasto, Riccione (CiocoPaese, in settembre), Padova, Volterra, Melzo (Crazy for Chocolate), Norma in provincia di Latina (2 chocoday), Chieti (Chocofestival), Ovindoli nell’Aquilano (CioccOvindoli), Carpi (Cioccolato in piazza), Lanciano (Chocovillage), Monza (Choc in the city), Capua (Cioccoparty), Varese (Ciock&Va), Carrara, Montecarlo in Lucchesia, Sorrento, Napoli (Showcolate), Monticelli Brusati (Brescia), Fonte Nuova (Roma), Milano, (Salone del Cioccolato di Qualità), Sondrio, Borgo San Dalmazzo, Reggiolo (Roccaciocc), Paratico in Francicorta, Monguelfo (Alto Adige), Cologna Veneta, Fonte Nuova (RM), Castelfranco Veneto (TV), Gradisca, Omegna, La Thuile e in tante altre località.

Le manifestazioni appena ricordate rappresentano solo un plotone di esempi concreti, ma il discorso potrebbe proseguire a lungo.
Ragionando per difetto, si può dire che in Italia ogni anno le feste dedicate al cioccolato superano abbondantemente la cinquantina. E sono destinate ad aumentare notevolmente se si considera che i centri piccoli e grandi che aderiscono all’associazione “Le città del cioccolato” sono oltre 450, tutte estremamente motivate.
Insomma ogni paese vuole la sua festa del cioccolato. Evviva. Ma con la qualità come la mettiamo ? Non c’è il rischio che qualcuno cavalchi l’onda di questa “cioccomania” per smerciare un prodotto massificato e di livello scadente, gabellato come artigianale ? In poche parole, come è capitato nel settore dei prodotti biologici, anche in questo caso le ragioni del business non prenderanno il sopravvento su quelle dell’eccellenza ?
Comunque sia, il rischio che certamente si corre è quello di fare una... grande indigestione. Di cioccolato naturalmente.

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