Musica a tavola

Written by Giancarlo Roversi on Lunedì, 04 Febbraio 2013. Posted in Febbraio 2013, Editoriale

Tutti, chi più chi meno, soprattutto in occasione di un convivio celebrativo a suggello di qualche evento o di una cena di gala o comunque di un pranzo cosiddetto “ufficiale”, siamo stati avvolti dal suono e dal canto di melodiose armonie.
E fin qui nulla di male. La musica, oltre a portare una nota festosa, ha anche la funzione di accarezzare gli animi, di favorire le relazioni fra le persone, di stemperare i contrasti e, com’è stato dimostrato a livello clinico, di favorire la digestione. Sì proprio la digestione, creando un piacevole stato di distensione a livello gastro-intestinale.

Humphrey Bogart e Sam in Casablanca

Quindi benvenuta la musica a tavola. Ma c’è un però. Benvenuta purchè le sue note accompagnino in sottofondo le conversazioni che si intrecciano durante un incontro conviviale. E che non si sovrapponga al dialogo dei commensali, costringendoli a urlare in modo quasi sguaiato o comunque sgradevole per farsi capire l’un l’altro. Invece la maggior parte delle volte si verifica proprio questa situazione fastidiosa. I cantanti o i complessi musicali incaricati di allietare una serata o un incontro, anzichè mantenere un tono soft, sbattono il livello degli amplificatori al massimo e sparano sulle orecchie delle loro vittime incolpevoli raffiche di decibel al di sopra di ogni buona norma. Così facendo forse pensano di rendersi più attraenti, più “spettacolari”, di fare risaltare il loro talento canoro o musicale, invece fanno solo un chiasso infernale, un frastuono che, col salire del volume, diventa sempre più insopportabile. Forse lo fanno soltanto per sovrastare il piacevole brusio della conversazione che si leva dagli ospiti, dimenticando che una delle funzioni precipue della tavola è proprio quella della convivialità nel senso più antico e originale del termine, ossia quello di rendere più amabile e allettante il “convivere”, ossia il vivere assieme degli invitati durante  un pasto. Quella che commettono non è solo una semplice aggressione all’udito (e anche questo li renderebbe già passibili di una nota di biasimo), ma anche un attentato al buon gusto, al bon ton, al sacrosanto diritto che ogni commensale ha di mangiare e discutere in santa pace senza dovere usare il megafono.

Purtroppo in simili situazioni non c’è quasi mai organizzatore dell’evento o proprietario del locale che si faccia scrupolo di invitare i musicanti ad abbassare l’audio almeno durante il rito del pasto.
Dove sono finiti i cantanti che si esibivano senza microfono, creando atmosfere suadenti che solleticavano un bel pranzo ? Oppure i musicisti che dimostravano tutta la loro abilità ricavando dagli strumenti i suoni più ammalianti senza bisogno di alcun dispositivo di amplificazione elettronica ?
La buona musica, quella piacevole, non va confusa col fracasso, soprattutto a tavola!

About the Author